DiarioColombia va in vacanza.

4 08 2008

No, non si tratta di agosto, nemmeno del caldo che causa sforzi eccessivi alla ventola di questo vecchio portatile. Il fatto che dalla nascita del nostro progetto, e di questo blog che del progetto era parte integrante, è passato oltre un anno.

Nell’arco di questo breve anno ci siamo informati e vi abbiamo informato, o qualcosa del genere; vorrei poter dire che “ci siamo tenuti compagnia”, ma di sicuro anche quest’ultima dichiarazione non renderebbe giustizia a quello che in questo luogo virtuale è accaduto, alle persone che giusto qui si sono incontrate e all’importanza che per tutti noi ha avuto questa piccola e grande esperienza.

Non so ancora questa vacanza come sarà, non so se torneremo a scrivere su queste pagine, né con quale progetto nuovo da proporci/vi…insomma non so proprio cosa accadrà. Per ora posso solo dirvi che il blog resterà chiaramente online e consultabile. Altro materiale verrà prossimamente editato forse su queste pagine, forse altrove, la mostra che abbiamo stampato di sicuro girerà questo autunno, anzi se la incontrate controllate che i chiodi tengano e le foto non possano cadere rovinosamente a terra, ci tengo!

Tornate a buttare un occhio quando vi capita, passate da queste parti anche solo per guardare una foto, ricordare un singolo episodio e magari lasciare un saluto,

Grazie a tutti,

barracuda@inventati.org

p.s. il contatore delle visite indica che abbiamo superato quota 23mila…la cifra è certamente da ridimensionare, ad ogni modo supera di un tot ogni aspettativa precedente!

p.s2 E’ triste pensare che oggi c’è davvero qualcosa che accomuna le nostre città alla bella e difficile Bogotà, e riflettere che il punto di congiunzione tra due realtà così ditanti debba essere proprio la presenza dei militari per le vie dei quartieri…





Diritti umani e tortura

26 06 2008

Segnaliamo l’iniziativa che ha preso avvio oggi sul sito di Terre des hommes. Aggiorneremo questo post aggiungendo di volta in volta le denuce che vengono presentate sul loro sito.

Terre des hommes per le vittime della tortura

Iniziamo oggi, 26 giugno 2008, Giornata Internazionale a sostegno delle vittime della Tortura, a pubblicare le storie di alcuni bambini e bambine vittime di tortura psicologica e fisica e di violenza sessuale in Colombia.

Lo faremo fino al 3 luglio, giorno in cui la Coalizione Colombiana Contro la Tortura di cui Terre des hommes Italia fa parte, pubblicherà il rapporto sulle violenze perpetrate ai danni delle popolazione civile di quel paese.

Nella guerra che affligge la Colombia da anni, come al solito le prime vittime sono le fasce più vulnerabili della popolazione, le donne, i bambini e le bambine.

Terre des hommes come sempre è dalla loro parte (i nostri progetti in Colombia)

26 marzo 2007. Nel municipio di Bello (regione di Antioquia) José Mendieta è stato giustiziato extragiudizialmente, mentre la piccola Gloria Patricia Sanchez veniva violentata e un’altra bambina di 10 anni veniva ferita dal gruppo paramilitare delle “Aquile Nere”. Le vittime vivevano nell’insediamento per i rifugiati interni (desplazados) di Altos de Oriente, nella circoscrizione di Granizal. E lì dove i paramilitari sono arrivati, ferendo le due bambine, abusando di una di loro e uccidendo José Mendienta che era accorso in aiuto delle due bambine.





Diritto di resistenza

24 06 2008

Cinque e ventisette del mattino, Milano, zona quasi periferica, fine metrò gialla.

Suona la sveglia e per un attimo resto a godere un rivolo d’aria fresca che, non si sa come, riesce ad infiltrarsi in camera. Giù dal letto di corsa perchè stamattina abbiamo deciso di partecipare ad un presidio organizzato contro lo sgombero di una casa occupata.

Sarà l’aria delle sei meno dieci, sarà il buon caffè del bar amico, sarà la temperatura dopotutto accettabile, ma Milano regala qualche istante limpido sul cavalcavia di Viale Marche.

Si, anche questo è importante, perchè serve a comprendere la situazione ed il motivo per cui, seduta nel punto di ritrovo, gustando con piacere la colazione approntata per i convenuti ed aspettando l’arrivo dell’ufficiale giudiziario, il pensiero si sia lasciato trasportare alle immagini de “La strategia della lumaca”.

Trovo, splendida pellicola colombiana, diretta nel 1993 da Sergio Cabrera, per la cui trama e notizie correlate rimando alla pagina di Wikipedia (solo in spagnolo)

Ecco, credo che anche questo post suonerà, alle orecchie dei più, palesemente off-topic.

In verità, la riflessione stimolata è molto più inerente: quello che accadeva stamattina era importantissimo per un ordine di ragioni molto semplici. Portare i propri corpi stiracchiati, gli occhi stropicciati ma attenti e la propria disponibilità in quel luogo significava e significa affermare non solo la necessità, ma la correttezza di violare talvolta le norme che reggono l’ordinamento sociale in cui viviamo, per affermare due cose fondamentali: l’accessibilità di diritti primari (nel caso in specifico, quello ad avere un tetto, ma non mi fermerei qui) e, appunto, la facoltà di soprassedere sul dettato scritto con cui una comunità sociale ampia (quella nazionale qui) si è dotata di regolamenti. Regolamenti, beninteso, che un’altrettanto ampia comunità (nel caso, quella di chi non può permettersi un affitto nella città in cui sceglie di vivere, lavorare ecc.. perchè quella città non offre affitti compatibili con un realistico reddito medio) riconosce inidonei a garantire una vita libera e dignitosa.

Le domande che restano tornando verso casa sono due: rispetto ad una realtà come quella italiana, quali sono i confini che dettano la facoltà di una comunità, ampia ma non totale, di soprassedere legittimamente ad alcune norme non solo  scritte, ma condivise da un’altra ampia area della comunità totale?

Volgendo lo sguardo invece più in là, è possibile che trasmettere la correttezza di scelte e pratiche di questo tipo renda più comunicabile e condivisibile una delle ragioni che ci sta più a cuore: la correttezza e la legittimità per il popolo colombiano di esercitare, nelle forme che abbiamo incontrato e che abbiamo cercato di riportare in Italia, lo stesso diritto di resistenza?

Forse non è del tutto off-topic..





A volte ritornano…dalla Colombia!

17 09 2007

Ciao a tutti,

compagni, cittadini, fratelli, partigiani,

Qualcuno di voi ci ha seguito senza sosta in questi 50 giorni d’avventura colombiana, qualcuno non s’è accorto che siamo partiti, e qualcuno si starà forse chiedendo che diavolo ci fa questa mail nel vostro indirizzo di posta e dove vogliamo andare a parare…

Il lavoro sul campo è praticamente terminato, ora una settimana d’immeritata vacanza e il 26 settembre saremo nuovamente in italia. Ci piacerebbe salutarvi ed abbracciarvi tutti (solo una volta) al nostro ritorno. Ecco spiegato il motivo di questa mail: è un invito!

Raggiungete come più vi piace Pergola il 27 sera, entrate come al solito, centrate la caffetteria e vi spalancheremo le porte della percezione tra foto, racconti, filmati, ma soprattuto litri di rhum colombiano…inzomma…non ci siamo solo noi, c’è decisamente qualche motivo in più per apparire, no?? pertanto, carucci, vi invitiamo al nostro aperitivo di “benvenuto autoconvocato”, un primo momento di condivisione del nostro progetto di comunicazione, un primo momento per raccontarvi la rabbia e la gioia che ci provoca il ritorno.

27/9 ore 18.30 Via della Pergola Fate girare la voce, vietato mancare

https://diariocolombia.wordpress.com

alias: Abo, Enri, Fra, Marta, Teo





..dal catatumbo con furore..

12 08 2007

ditelo..dai..ditelo…

non ve l’aspettavate, vero? ma quando ci presentiamo come periodistas independientes non scherziamo noi…ebbene, ci situiamo a san juancito, piccolo pueblo zona la trinidad, zona ocaña (zona vuol dire a 4 ore di carro bestiame una casetta dall’altra), per i profani siamo sempre nel catatumbo.

mai viste montagne cosi’, la foresta virgen si apre agli occhi stanchi dal viaggio e regala forza e luce, e qua, davvero, ci si illumina d’immenso. non ha fine, non hanno fine le chiacchere con i campesinos, non hanno mai fine i viaggi e le sorprese, le strade dissestate  e le cene insieme, la balera ieri sera e la tarantola, le paure e la voglia di scoprire.

in questa scuola, con i tacchini in cortile e i bambini in castigo seduti sugli alberi, il prof di informatica ci apre le porte di un mondo di comunicazione creato nel bel mezzo della terra vergine (cosi’ la chiamano), tra queste case spoglie si apre un locale con 4 bigliardi, 10 casse di birra fredda e 2 kw di impianto, su queste strade che non sono strade ma letti di fiumi fangosi si muovono mezzi improbabili con 30 persone a carico, incastrate al millimetro per non cadere in curva..

se qualcosa sembra impossibile, claudia del collettivo di avvocati Jira Castro ci aveva avvertito: ragazzi, siamo in Colombia.

Colombia, paese del tutto.





Feste, tribunali, lavori…

4 08 2007

Racconti di vita quotidiana, nella nostra traballante permanenza qui a Bogotá, come ogni giorno divisa tra pioggia e sole.

Ieri in tarda mattinata incontro forte, giustamente indescrivibile nelle asettiche pagine web, con un indigeno del Vaupès, regione amazzonica dell’estremo sud. Parliamo con lui per ore, uscendo pieni, un po’ sconvolti, affascinati. Il pomeriggio si snoda, fra il dentista necessario per T. sofferente, i pranzi, e giri nell’area london-punk (una terribile cover latinoamericana di Camden) di Bogotá.

Cena comune in casa Ipo con ambigue pizze dagli ingredienti strabilianti ( ananas prosciutto e panna) e una cassa di aguila finita in pochi secondi. Catalani e italiani si trovano su “com’è bello far l’amore da Trieste in giú”, che scopriamo essere anche un tormentone in spagnolo, non solo nel tanto amato mondo trash italiano…

Usciamo. A poche quadre da noi, in una zona non propriamente “in”, era stata pubblicizzata una festa, su 4 piani, tecno-electro-drum&bass. Visibilanti all’idea di uscire dai ritmi salsi e rumbi presenti in ogni angolo di strada, non ci facciamo fermare dai 10.000 pesos di ingresso (che per qua sono una vera follia) e dai 3000 pesos per una birra (normalmente 1000). Inizia cosí la bolgia ta i piani mezzi vuoti, con impianti che saltano. Presto si riempiono tutte le sale, ma questo non aiuta i dj…un disastro. Ah quanto ci manca Bomboclaat!!! O le feste al parco!!! I piú convinti di noi, nonostante l’evidente gap di “corso base dj” dei ragazzi, rimangono fino alle 6, e ora ancora restano collassati in camera.

Noi seri invece, tornati in batta alle 4 qui a casa, stamattina alle 8.30 in punto eravamo nel sud di Bogotá al Tribunale Popolare del Popolo, dove stamattina parlavano le associazioni del Catatumbo. Stacanovisti incalliti, torniamo qui per continuare video scritti e sbobinature.

Besositos





significati

3 08 2007

“Quando uno scrittore decide di partire verso un paese sconvolto da avvenimenti politici e da azioni militari ció che lo spinge al viaggio non è la passione politica o militare: è la passione umana. La passione umana è una specie di fame fisica e mentale che porta a confondere il proprio sangue con quello degli altri, in luoghi o paesi che non siano soltanto quelli della propria origine. Puó anche accadere che una tale passione ci spinga ad assistere agli avvenimenti politici e alle azioni militari, che sappiamo relativi a un certo tempo, a una certa porzione di storia e politica e militare, ma questo non é il fine della passione umana dello scrittore. Il fine è quello di partecipare, come per una trasfusione, di quel sentimento molto piú confuso, molto meno schematico, ma certamente piú “eterno” che, nell’insieme delle sue componenti, domina il popolo di quel paese sconvolto e da avvenimenti politici che sono andati in un certo modo, e da azioni militari, che si sono concluse in un certo modo. Lo scrittore sa semprte dove andare, una volta arrivato in quel Paese; egli andra “naturalmente” verso la parte piú umile di quel popolo, verso la parte piú povera, e diseredata, e illusa e delusa, perché egli sa che soltanto da quella parte del popolo, quella che sempre subisce i maggiori dolori, egli verrá a conoscere (e a partecipare) non la veritá sui fatti politici e sulle azioni militari, bensí la realtá delle conseguenze e dei dolori e dei lutti di cui sempre quella parte di popolo é la sola o la maggiore protagonista.

Goffredo Parise, GUERRE POLITICHE, Santiago del Cile, 1973