Colombia: il volo della speranza, il sociale e l’umanitario.

4 04 2008

Viallacoublay-Colombia, è partito ed atterrato il volo della speranza organizzato dal terzetto Francia-Spagna-Svizzera. La missione, capitanata appunto dal presidente Sarkozy, ha lo scopo dichiarato di dare una svolta al processo di mediazione del concerto LatinoAmricano con la prospettiva di liberare la diplomatica franco-colombiana Ingrid Betancourt (sulla cui salute congiutture e riflessioni si accavallano da tempo), ostaggio eccellente delle Farc da più di sei anni.

L’altra missione “di salvataggio”, quella del prete Luis Hernando Betancurt, è salita agli onori della cronaca di tutto il mondo, dopo l’aggressione subita dal suo promotore all’interno della parrocchia di Maria Auxiliadora di San Jose’, nel Guaviare. Diverse fonti affermano che Betancurt, curiose analogie di cognome a parte, sarebbe fuori pericolo nonostante le coltellate subite al braccio, al torace ed alla schiena, da parte da parte dell’aggressore. Anche quest’ultimo tentativo di trattativa, un’iniziativa promossa dal vescovo del Guavaire, Guillermo Orozco, s’inserisce nel quadro delle cosiddette “campagne umanitarie” che da più parti stanno prendendo piede nelle ultime settimane in favore della liberazione dell’ex candidata Betancourt. Ugo Chavez per una volta rincorre, si attacca al telefono, e ricorda a tutti che lui è l’uomo giusto…nel caso serva una mano. 

Verrebbe da interrograsi sull’ingenuità di tutta quest’attenzione sul tema Betancourt, e dell’opportunità di catalizzare ogni minuto di sensibilità mediatica ritagliato al paese Colombia, sulla liberazione di una singola persona, una diplomatica di primo piano e di origine europea. Il tema è sicuramente scottante e le parole come sempre scivolose, quello che intendo è che viene difficile accettare la casualità di questa opzione, un’opzione tutta politica che porta necessariamente a dimenticare, ponendole in secondo piano, le iniziative promosse dai movimenti delle vittime e di resistenza al fenomeno paramilitare ed alla parapolitica in genere (a questo proposito si legga un articolo di alcuni giorni fa di GiornalismoPartecipativo).

Insomma, tanto di nuovo e niente di nuovo…continuiamo a spaventarci di fronte a quei movimenti che si battono per aggregare intelligenze (attraverso un costante lavoro di recupero della memoria e una serrata critica sociale), e riponiamo tutte le nostre speranze nel progetto diplomatico di turno, purchè si fregi dell’appellativo di “umanitario”.

Imprescindibile.


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6 responses

4 04 2008
diggita.it

Colombia: il volo della speranza, il sociale e l’umanitario. « diario dalla colombia

Viallacoublay-Colombia, è partito ed atterrato il volo della speranza organizzato dal terzetto Francia-Spagna-Svizzera. La missione, capitanata appunto dal presidente Sarkozy, ha lo scopo dichiarato di dare una svolta al processo di mediazione del con…

5 04 2008
Doppiafila

Ciao Diario, scrivi di un “processo di mediazione del concerto LatinoAmericano”, ed io mi domando: ma qual’é questo “concerto”? É vero, non sono in Colombia e negli ultimi tempi non ho avuto neppure tanto tempó per aggiornarmi, ma io tutto ‘sto concerto non lo vedo. Anzi, mi pare che Chávez e Sarkozy siano abbastanza “solisti”… Mi potresti indicare dove trovi tracce di questo concerto?
Saluti, Doppiafila
PS: purtroppo su wordpress non so come sapere se hai risposto a questo commento…. mi lasceresti traccia anche su Bogotalia, o in mail, per favore?

5 04 2008
titus

E il Vertice della OEA? E quello dei Presidenti del Gruppo di Rio? E che per la prima volta si sia ufficialmente discusso di Consiglio Sudamericano di Difesa?
Lula, Evo morales, Correa, Cristina Fernandez, Paraguay e il CARICOM mi sembra che abbiano ribadito a più riprese l’importazna della partecipazione del Venezuela.

Per Uribe e Bush è fondamentale che Chavez non abbia “guadagni politici” dalla mediazione, anche se si deve sabotare direttamente OGNI tentativo di negoziato.
La FARC -invece- non si sederà a nessu tavolo di negoziati SENZA la presenza del Venezuela.

Questo è il rebus. Come se ne esce? Sarkozy è stato messo in capo dall’ex senatore Luis Eladio ed alcuni altri liberati dalla FARC dell’ultima tornata…ma la Francia aveva già falito in un nalogo episodio di 4 anni fa, alla frontiera con il Brasile.

Uribe fa solo quel che Bush gli esige, quindi… Credo che debba aumentare la pressione internazionale, sia dei movimenti che dei governi, per dimostrare a Uribe che non ce la può fare SOLO con l’appoggio e i finanziamenti degli Stati Uniti.

Uribe deve rifare i conti e verificare se conviene alla Colombia -sul medio periodo- voltare le spalle al blocco sudamericano e all’integrazione in corso. Gli Stati Uniti stanno precipitando dalla crsisi del dollaro a quella finanziaria, e NON potranno garantire di assorbire TUTTE le esportazioni colombiane.

5 04 2008
diariocolombia

Beh, credo ti abbia in qualche misura risposto Titus (ho visto che avete ripostato l’articolo, grazie)…
Personalmente ho utilizzato questo concetto (ne fa uso piuttosto spesso lo stesso Carotenuto) per evidenziare proprio come le due dimensioni scorrano di pari passo.
Da una parte Chavez si espone, dice la sua sua, periodicamente sbotta pure…si propone, in qualche miisura, come uomo chiave del processo di mediazione; dall’altra parte la sua azione è legittimata (oltre che dall’isolamento quasi imbarazzante di Uribe nel continente), dall’appoggio sostanziale di una serie di stati limitrofi (quelli citati sopra per intenderci).

Il “concerto” assume in realtà toni di quando in quando più sfumati, ma non bisogna porre in secondo piano le capacità relazionali e l’autorevolezza del presidente Venezuelano; che poi non brilli in economia…è tutta un’altra storia.

6 04 2008
Doppiafila

Siamo d’accordo su un fatto: la comunitá latino americana dei governi mostra una capacitá di reazione di fronte al conflitto colombiano. Gli unici peró che si mostrano attivamente interessati sono Venezuela (per motivi (geo)politici) e Francia (per Ingrid Betancourt ed il piú o meno elettorale interesse di Sarkozy a legare il suo nome alla sua liberazione). Argentina, Brasile, Cile e Messico (perché gli altri contano molto meno) non si sognano neppure di inoltrarsi nel ginepraio del Guaviare (o simili). Ah, dimenticavo: l’altro governo americano attivo é quello USA…
Tornando alla metafora del “concerto”: secondo me il direttore d’orchestra non c’é – e non é certo Chávez! Come si fa a pensare che Chávez possa mediare quando si dice amico fraterno di una parte e mortale nemico dell’altra?
saluti, Doppiafila

6 04 2008
titus

Mah, di solito per negoziare, ci due sono criteri di fondo.

1) le parti in conflitto tendono ad avere al proprio fianco ALMENO 1 attore di cui si FIDA
2) tutti i Paesi partecipanti devono essere neutrali ed equidistanti

Nel primo caso, c’è una ragionevole capacità di intervento per far rispettare gli accordi sottoscritti, per ovvie ragioni,
Nel secondo caso, è ovvio che l’unico Paese di cui Uribe e i Santos si fidano sono gli Stati Uniti ma…nella regione TUTTI sono d’accordo a risolvere i problemi direttamente, SENZA interventi extra-regionali.

Per di più -in questo caso- gli Stati Uniti sono i finanziatori del Plan Colombia, cioè della prosecuzione del conflitto.
Non rimane che vedere COME hanno risolto il problema in Centroamerica, perchè anche l’ipotesi ONU è ipraticabile visto che gli Stati Uniti….avrebbero il diritto di veto.

Personalmente credo che il problema debba essere affrontato a livello regionale: nessuno vuole mettere un tappeto rosso alla guerra che fomentano dal Pentagono.
I Paesi confinanti con la Colombia,sono direttamente coinvolti: vedi fumigazioni, narcotraffico, flusso di profughi ed emigrazione economica ecc.
Uribe, i Santos e il Pentagono hanno la loro soluzione preferita MA questa prevede l’esportazione dei problemi, ed una soluzione “alla colombiana”. Questa -però- i Paesi vicini non possono permettersi di subirla…

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