Le conseguenze del 6 marzo..

17 03 2008

Le notizie invecchiano velocemente, più di quanto possiamo credere noi che le inseguiamo, approfondiamo, cerchiamo un senso, elementi che ci permettano di dare un’interpretazione… noi che, insomma, non ci fermiamo ai titoli dei free press che intasano le nostre metropolitane..

Le notizie invecchiano così velocemente che capita di dimenticarsi di uno dei dogmi che, spesso e volentieri governano il comportamento umano: ad ogni causa segue un effetto, non c’è azione senza reazione.

Così è andata anche per noi, rispetto a quanto successo il 6 Marzo in quel di Bogotà ed in altre 74 città del mondo.

Marcia contro i crimini di stato, ad un mese da quella promossa dagli apparati più o meno governativi, più o meno invischiati in strane faccende di paramilitarismo e narcotraffico, finanziamenti e accordi segreti o meno, il Movimento delle vittime dei crimini di stato ha organizzato 24 marce nella sola Colombia (qui un articolo di analisi che abbiamo tradotto qualche tempo fa), per affermare con forza che la violenza deve cessare, qualsiasi violenza, per ricordare che il nemico in Colombia è la guerra, è l’impossibilità di avere una vita degna, sono i morti ed i feriti, che non si fanno solo sparando..

Parlavamo di rapporto causa-effetto.

Il Governo Uribe, nel conflitto colombiano, si trova a fronteggiare una grande ondata di dissenso, da sempre repressa -lontano dai riflettori- con l’ausilio di paramilitari e delle violenze più efferate.

Questo a Bogotà, forse, sarebbe stato più difficile in un momento in cui la Colombia si trova puntati gli obiettivi mediatici di buona parte del mondo occidentale -quello da cui Uribe non può permettersi di perdere sovvenzionamenti-, vuoi per la tensione con il Venezuela, vuoi per le liberazioni degli ostaggi, vuoi per l’uscita del libro della Betancourt e le voci sulla sua malattia e sulla sua possibile liberazione.

Il governo Uribe, però, si sa, non ha mai brillato per trasparenza e correttezza, innanzitutto nei confronti dei suoi cittadini.

Così, ancora una volta, la manovra è stata viscida e sottile, non certo una plateale dimostrazione di forza.

Fin da febbraio i grandi media travisano completamente il senso della marcia, Uribe mette in atto la solita strumentalizzazione, il dissenso diventa terrorismo.

Ma agli organizzatori, ai vari portavoce del movimento delle Vittime iniziano ad essere recapitate mail e lettere contenenti minacce di morte, su alcune delle loro case si spara, alcuni sono vittima di attentati, altri semplicemente spariscono, per essere ritrovati morti qualche giorno dopo.

Questo dimostra che il paramilitarismo esiste, vivo e vegeto, alimentato da tutti coloro che hanno interesse a mantenere la Colombia in uno stato di caos per saccheggiarne ogni ricchezza, per prosciugarne la linfa vitale e rivenderla a noi serenissimi pargoli occidentali, tra sabati sera in discoteca e caffè del mattino, tra banane a colazione e petrolio nella nostra nuova Micra..

Un saluto a chi ha dato la vita perchè la marcia del 6 marzo si facesse, perchè chi vive da 50 anni in una guerra civile mai riconosciuta potesse dire agli altri 7 miliardi di coinquilini su questo pianeta ” Ora basta!”..


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6 responses

18 03 2008
Doppiafila

Caro Diario (!), leggo con stupore la frase “Il Governo Uribe, nel conflitto colombiano, si trova a fronteggiare una grande ondata di dissenso” e mi chiedo cosa intendi dire. L’84% dei colombiani delle 5 grandi cittá (e che ahnno una linea telefonica) sono d’accordo con l’operato di Uribe… Non ti pare piuttosto un’ondata di consenso?
Saluti, Doppiafila

18 03 2008
diggita.it

Colombia: le conseguenze del 6 marzo.. « diario dalla colombia

Le notizie invecchiano velocemente, più di quanto possiamo credere noi che le inseguiamo, approfondiamo, cerchiamo un senso, elementi che ci permettano di dare un’interpretazione… noi che, insomma, non ci fermiamo ai titoli dei free press che inta…

21 03 2008
tommy

Caro diario, sono un italiano che vive da tre anni in colombia.
Sono indignatissimo per quello che la politica fa e non fa per il mio paese.
In quanto appassionato di politica, da quando sono in colombia ho provato in tutti i modi di capire cosa succedesse in questa bellissima terra.
Non ci sono riuscito.
Rispondendo al commento di doppiafila confermo che uribe ha un appoggio elettorale clamoroso,
Ma il problema e’ come sono informati i cittadini colombiani. Chi non ha la parabolica puo’ vedere solo due canali a livello nazionale ( disinteressatamente dico che sono completamente manovrati dal governo ).
I proprietari del giornale piu’ importante in colombia sono la famiglia del viceuribe Francisco Santos.
La scorretta strategia del governo uribe e’ quella di creare nell’opinione pubblica schieramenti ben netti: o con lui, quindi con la colombia e contro la guerriglia, o contro di lui , con chavez e a favore della guerriglia.
Quindi i cittadini colombiani sono con uribe e contro chavez e i telegiornali ci vogliono far capire che anche tutti i venezuelani siano contro chavez.
Non e’ possibile avere altre opinioni intermedie.
Assurdo
Questa e’ la tattica di uribe di facile attuazione con le tv, i giornali , la chiesa, gli usa y todas estas vainas a suo favore.
Se george orwell avesse visto questa situazione prima di “1984” chi sa cosa avrebbe scritto?

26 03 2008
pietro

Uribe è il cancro della Colombia,le lobby che lo hanno eletto sono lo sponsor del terrore.Finchè in Colombia non ci sarà giustizia sociale,le Farc non molleranno mai.
Uribe fascista l’Europa ti odia.

28 03 2008
diariocolombia

messaggio tecnico:
DiarioColombia è un blog, dietro il blog qualcuno che scrive, dieci mani hanno animato questo sito nel corso dei mesi.
Quattro forse no, ma due mani che vi rispondano con calma domani…le si trova sicuro.
Scusate il ritardo.

28 03 2008
diariocolombia

Ecco un paio di mani..
Quando parlavo di dissenso forse avrei dovuto lasciar scorrere più parole, perchè si chiarisse meglio quanto intendevo..
“Dissenso”è per me un’espressione carica di significato positivo in questo caso, che scelgo di infilare nell’articolo come richiamo ai numerosi esempi di organizzazione che sono nati e resistono o che nascono in Colombia.
Le associazioni campesine di cui abbiamo raccontato con passione quest’estate rappresentano per me un momento di forte “dissenso” proprio perchè coinvolgono una discreta fetta di popolazione che con le cinque maggiori città non c’entra nè c’entrerà mai nulla, perchè organizza ed associa (sottolineo l’importanza dei due verbi) una popolazione contadina che rappresenta sì il 30% del totale, (contro un 70% urbano), ma che non ha mezzo alcuno di espressione.
Di più, se si pensa che la popolazione urbana consta, in numeri che non possiedo ma cui ho potuto dare un’occhiata di prima persona, di grandi masse di persone, desplazados e non solo, confinate in quartieri in cui manca anche l’acqua, mi viene da concludere che gli intervistati non rappresentino certo il 70% della popolazione.
(A questo si riferiva forse Doppiafila, specificando “e che hanno una linea telefonica)

Perfettamente d’accordo con quanto scrive tommy, trovo che la pratica del Creare due fronti netti di opinione (o con Uribe, quindi con la Colombia, o contro Uribe, quindi con i terroristi) sia un meccanismo che le “democrazie” applicano in ogni “situazione delicata”.
Mi spiego con un esempio, cercando di essere oggettiva: forse gli italiani frequentatori del blog ricorderanno i fatti che caratterizzarono l’11 marzo 2006 Corso Buenos Aires a Milano, quando circa 200/300 antifascisti scesero in piazza per cercare di impedire fisicamente una parata di nazifascisti in una città medaglia d’oro della resistenza.
Nacque uno scontro frontale con polizia e carabinieri, con circa 20/30 metri di viale danneggiati, quattro macchine incendiate ed un AN-point distrutto, che portò ad una quarantina di fermi, che portarono alla detenzione preventiva di 25 persone per 4 mesi.
In quei giorni, se ricordate, o si era con le terribili belve che “avevano distrutto la città di Milano” (sigh..!), oppure si stava dall’altra parte.
Quale che fosse l’altra parte, non avendo rimprovero alcuno l’amministrazione cittadina da riportare ai simpatici nazifascisti (bastano le loro foto per avere paura..paura vera questa volta..), essa forse non li includeva esplicitamente ma taceva.
Così in Colombia, quando Uribe afferma che chi è contro di lui è per il terrorismo applica una generalizzazione chiave per il mantenimento dello stato attuale, che implica tra l’altro (ne abbiamo parlato rispetto alle marce del 6 marzo) chiudere un occhio sul male compiuto con la sua compiacenza, vedi paramilitari.

Relatività dei numeri e dei termini..
saluti..

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