4 febbraio o 6 marzo?

17 03 2008

Pubblichiamo un articolo tradotto qualche tempo fa ma rinvenuto solo ora tra cartelle e cartelline dei nostri computer..ci scusiamo per il ritardo ma ci pare un buon momento per accendere una piccola riflessione sulla complessità del contesto colombiano.

L’autore, editorialista de “El Tiempo” lancia una proposta, un punto di vista particolare e differente, quello di chi vive una guerra civile da più di 50 anni ma non si trova vicino a nessuna delle due forze contrapposte, punto di vista condivisibile quanto tacciabile di qualunquismo..

a voi le riflessioni..

La terza forza

Se quelli del 4 erano di destra e quelli del 6 di sinistra, che siamo noi che avremo partecipato ad entrambe le marce?

Quando si tratta di spiegare la violenza di cui soffre la Colombia quasi sempre si delineano due posizioni estreme. La prima sostiene che tutti i nostri mali derivano dallo Stato che abbiamo, che definiscono autoritario, corrotto ed oligarchico. La seconda posizione -che rispecchia all’inverso la prima- sostiene che lo Stato sia una vittima della società e, in particolare, di quella parte della società che fraternizza con la sovversione, che serve a quest’ultima, come un utile idiota, semplicemente quando critica le istituzioni legittime.

Entrambe le posizioni vedono la situazione del Paese come una guerra (dello Stato contro la società o della società contro lo Stato).

Giustamente perciò, poiché entrambi la vedono dal punto di vista di una guerra, entrambe le posizioni ammettono una certa tolleranza verso uno dei gruppi armati illegali. Quelli che credono che la società sia vittima dello Stato sono indulgenti con i crimini della guerriglia, e quelli che vedono lo Stato come una vittima della società, credono che i crimini dei paramilitari siano un male necessario.

Però noi, la maggior parte dei colombiani, non solo non siamo d’accordo con queste posizioni, siamo anche vittima delle loro manipolazioni e della loro guerra. Per questo, sono convinto che contro queste visioni dobbiamo consolidare una terza forza: la nostra forza, di chi si sente parte di una società civile, pacifica e sostenitrice della legalità. La forza di quelli che difendono l’armonia tra Stato e società. La nostra non è una forza politica, ma una forza civica.

Non cerchiamo il potere, ma la pace e la difesa dei diritti e delle libertà.

E’ certo che tra noi non vi è una sola maniera di vedere il mondo: alcuni sono di sinistra, altri di destra; alcuni simpatizzano con gli Stati Uniti, altri con Chávez; alcuni difendono il TLC, altri lo rifiutano; alcuni sono stati vittima della guerriglia e altri dei paramilitari.

Al di là di tutte queste differenze e di molte altre, ci troviamo in accordo su un punto fondamentale: ogni atto di barbarie -sequestro, massacro, sparizione, mia antiuomo ecc..- devono essere condannati, vengano da dove vengono, incluso quando sono commessi da agenti dello stato.

Abbiamo manifestato in maniera molto forte quello che appartiene a questa terza forza lo scorso 4 febbraio contro le Farc e lo faremo di nuovo il prossimo 6 marzo contro i paramilitari ed i loro complici.

Sappiamo che il nostro simmetrico rifiuto dei gruppi armati causa un profondo malessere in coloro che vedono la Colombia con l’occhio della guerra. E’ naturale: poiché le marce sono espressioni popolari che escono dal mondo della politica che le controlla, preferiscono sabotarle. La loro tattica consiste nel dire che noi che marciamo non siamo spinti da sentimenti umanitari o civici, ma da interessi politici o, addirittura, da simpatie verso uno tra gli attori armati.

Per il rappresentante Wilson Borja, ad esempio, se uno marcia contro le Farc lo fa perchè è a favore di Uribe. Con lo stesso sguardo, siamo stati tacciati di “ultradestri” e amici dei paramilitari quando abbiamo appoggiato la scorsa marcia contro le Farc.

Ora è lo stesso, però al contrario: il consigliere provinciale José Obdulio Gaviria e l’editorialista Fernando Londoño, tra gli altri, sostengono che la prossima marcia sia convocata dalle Farc.

Però, sappiamo altrettanto bene che quelli che squalificano le marce civiche contro gli attori armati cozzano con i limiti imposti dalla logica: se quelli che hanno marciato la volta scorsa erano filo-uribe di destra simpatizzanti per i paramilitari, e quelli che marceranno il 6 marzo sono di sinistra e amici delle Farc, che siamo noi che marceremo in entrambe?

Mauricio García Villegas.
Editorialista di “EL TIEMPO”, professore dell’Università Nazionale e ricercatore di DeJusticia.

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2 responses

17 03 2008
Le conseguenze del 6 marzo.. « diario dalla colombia

[…] meno, il Movimento delle vittime dei crimini di stato ha organizzato 24 marce nella sola Colombia (qui un articolo di analisi che abbiamo tradotto qualche tempo fa), per affermare con forza che la violenza deve cessare, qualsiasi violenza, per ricordare che il […]

18 03 2008
diggita.it

4 febbraio o 6 marzo? « diario dalla colombia

Pubblichiamo un articolo tradotto qualche tempo fa ma rinvenuto solo ora tra cartelle e cartelline dei nostri computer..ci scusiamo per il ritardo ma ci pare un buon momento per accendere una piccola riflessione sulla complessità del contesto colombiano.

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