Uribe, Chavez e Correa…spettri di guerra?

3 03 2008

Il principio di azione-reazione prevede che ad ogni azione compiuta corrisponda una reazione uguale e contraria, e questa è la fisica…altra cosa è la politica.

C’è però un altro fatto, non è scritto da nessuna parte che uno stato sovrano si possa permettere di sconfinare al di fuori della propria giurisdizione bombardando il territorio Ecuadoreño alla ricerca di un qualunque nemico da sforacchiare. Ieri l’altro ne sono stati uccisi 17 di guerriglieri, tra di loro il secondo in capo alle Farc, Raul Reyes.

Apro una parentesi rilevante: il governo Uribe (sopra citato nel momento dell’Azione) , sostiene che la Colombia sia un paese pacificato, benchè affetto da una cinquantina d’anni da un grave problema che, contrariamente a quanto qualche maligno sarebbe portato a pensare, di nome non fa guerriglia, ma narco-terrorismo. In Colombia è in corso una guerra civile; l’accettazione dello status di forza belligerante tanto caro alle Farc (che per bocca dello stesso Chavez ne hanno fatto una condizione imprescindibile), porterebbe però all’applicazione “ufficiale” in tutto il territorio nazionale del diritto internazionale umanitario, strumento ben più efficace della legislazione vigente per una gestione del conflitto in corso. Si tratta sicuramente di un tema spinoso, ancor più per la popolazioni che subiscono quotidianamente la vessazione dovuta alla carenza di strumenti giuridici e culturali per resistere allo stillicidio quotidiano.

Torniamo alla narrazione di queste ore, a seguito dello sconfinamento dell’altro ieri i governi di Venezuela ed Ecuador hanno in sequenza espresso riprovazione, ritirato il personale diplomatico di stanza in Colombia, e mobilitato diversi battaglioni delle rispettive forze armate al confine con il paese di Uribe.

Il governo Ecuadoreño ha inoltre espulso l’ambasciatore Colombiano a Quito , mossa che non è piaciuta a Bogotà che ha prontamente accusato Correa di essere compromesso con le Farc…notizia che sarebbe confermato dai documenti trovati nel computer del già citato Reyes e che dimostrerebbero quanto l’operazione se pur fuori dalle righe fosse indispensabile (almeno secondo quanto dichiarato dal generale Naranjo).

Nella bolgia generale le Farc stesse prendono parola per riaffermare la necessità dell’accordo per la liberazione degli ostaggi, e per sostenere l’ipotesi che Reyes non si trovasse in realtà in territorio Ecuadoreno…ipotesi non citata dalle altre fonti. Le parole che pesano di più sono però quelle che seguono: “La Colombia ha ammesso di aver compiuto l’incursione violando con leggerezza la sovranita’ di un paese vicino. Fino a dove pensera’ di arrivare Uribe nella sua pazzia di guerra?”. Con queste parole il presidente Venezuelano ha commentato i fatti di queste ore paventando scenari assai bui per i tentativi di risoluzione del conflitto in corso.

Segnaliamo a proposito anche i seguenti articoli sul tema:

GennaroCarotenuto: L’omicidio mirato di Raul Reyes e la crisi tra…

AnnalisaMelandri: L’attentato di Uribe alla vita di Ingrid Betancourt

DoppiaFila:  L’annuncio di Juan Manuel Santos


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