Colombia: ucciso Raul Reyes…tutto da rifare?

2 03 2008
Il portavoce internazionale della Farc e numero due della formazione guerrigliera Colombiana, Raul Reyes, è stato ucciso ieri dall’esercito. Localizzato probabilmente grazie al suo telefono satellitare sarebbe caduto vittima, con altri diciotto guerriglieri, di un attacco aereo sulle sponde del fiume Putumayo (al confine col territorio Ecuadoregno, in prossimità di Santa Rosa).
Il governo Uribe canta vittoria ed esibisce il corpo straziato sui media a grande diffusione, qualcun altro s’interroga sulla strategicità di questa mossa…
Luis Edgar Devia (Raul Reyes) era probabilmente la voce più autorevole tra i sette leader che compongono il Segretariado della Farc, da trent’anni nella formazione, sulla sua testa pendeva una taglia governativa di quasi tre milioni di dollari.
La liberazione dei quattro ex-parlamentari di cui si è tanto parlato in questi giorni ha segnato una svolta? E soprattutto, chi ha segnato il punto a suo favore nel tentativo di disincagliare il paese dallo stallo attuale…il governo Uribe, le Farc, o la politica dell‘accordo umanitario?
Di sicuro c’è da sottolineare l’irresponsabilità di un presidente che di fronte alla riuscita evidente della mediazione di Chavez e Piedad Cordoba (parlamentare liberale colombiana) nella liberazione dei quattro tace, sostenendo che non ci sia poi molto da dire al riguardo; d’altra parte c’è l’autorevolezza crescente di Chavez agli occhi non soltanto delle guerriglie ma dell’intero concerto sudamericano e dalla comunità internazionale stessa.
Cos’altro? C’è da ricordare che le Farc anunciarono che le liberazioni unilaterali di settimana scorsa sarebbero state le ultime, che d’ora in poi si sarebbe ragionato un piano di “do ut des“, in altre parole il governo Uribe (di fronte all’affermata buona volontà) sarebbe dovuto scendere a patti e contrattare. Le concessioni, si sa, non sono il piatto forte della politica della Sicurezza Democratica “made in Colombia e sponsored Usa”; così a poche ore soltanto dall’ultimo passo in avanti, ci sentiamo inesorabilmente ricadere nel pantano di odio e incomprensione che ha caratterizzato questi cinquant’anni di storia Colombiana.
L’uccisione di Reyes è una mossa pericolosissima per il processo di pace, segno di totale disinteresse per l’impegno profuso da tantissimi attori del corpo sociale e della politica non solo latinoamericana…un governo che semina odio in un momento così delicato come quello presente, non può potrà far altro che raccoglierne i frutti domani, un atto d’irresponsabilità che mette tutto in discussione, in quel macabro risiko che si gioca sulla popolazione e il territorio Colombiano.
Un breve video sulla notizia, benchè politicamente scandaloso, potete trovarlo qui Corriere.tv
Aggiornamento: il notiziario di questa mattina (8.30) di Radio Popolare sostiene che Reyes fosse impegnato in prima persona per la liberazione della Betancourt,le altre fonti non accennano però alla questione

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14 responses

2 03 2008
diggita.it

Colombia: ucciso Raul Reyes…tutto da rifare? « diario dalla colombia

Il portavoce internazionale della Farc e numero due della formazione guerrigliera Colombiana, Raul Reyes, è stato ucciso ieri dall’esercito. Localizzato probabilmente grazie al suo telefono satellitare sarebbe caduto vittima, con altri diciotto guer…

2 03 2008
Doppiafila

Ciao Diario, l’uccisione mi pare perfettamente coerente nella logica di Uribe – e conseguenza diretta della maniera come Chávez ha portato avanti la sua “mediazione”. É stato Chávez infatti ad escludere Uribe dalla mediazione – e che mediazione é se invece di stare in mezzo ci si schiera da una parte??? La guerra tra Governo colombiano e FARC non é mai finita, non é mi stata interrotta, né alcuna mediazione ufficiale é stata tenuta dopo l’interruzione dello sforzo Chavez – Córdoba… e allora, qual’é la sorpresa?
Uribe ha messo a segno un colpo immenso, riuscendo per la prima volta a colpire il Segretariato delle FARC; questo dará alla “gente ” la misura del successo della “sicurezza democratica” e toglierá ossigeno alla soluzione negoziata – cosa che conviene ad Uribe.
RIassumo: Chávez poteva sognare di risolvere la questione da solo, ma la realtá é un’altra: senza Uribe non andrá da nessuna parte. É questo ció che chiarisce la morte di Reyes.
Saluti, Doppiafila

2 03 2008
numas

Uribe NON vuole la pace, nè il negoziato, nè lo scambio umanitario: vuole la continuazione della guerra civile permanente. E’ colpa di Chavez? Chi ha escluso chi?
Fin da dicembre -quando si era in procinto della prima liberazione- Uribe e i suoi guerrieri della destra genocida- sabotò la trattativa: credeva di averla seppellitta per sempre. Non fu così!

Questa volta, con la violazione della sovranità territoriale dell’Ecuador, il governo di Bogotà -e gli sponsor della Casa Bianca- spera di aver seppellitto questa fastidiosa iniziativa internazionale.

Fu precisamente Uribe -dopo un vertice di capi di Stato sudamericani- ad escludere davanti ai microfoni della TV- sia Chavez che la senatrice piedad Cordoba.
Chi è che non vuole la pace? E’ solo una questione di “stile” diplomatico?
Diamo a Cesare quel che è di Cesare…
una domanda: la Colombia uribista conta solo sugli Stati Uniti,. Che propspettiva ha un Paese che ha voltato le spalle al Latinamerica? E’ bene ricordare che gli USA sono un Paese che va verso una recessione tipo 1929, e tutto quel che può offrire ai vassalli sono…armi e guerra! Nemmeno un TLC.

2 03 2008
Anonimo

mi permetto di scrivere un modesto cordoglio all’uomo prima che al guerrigliero;

Forse qualcuno pensava che si fosse perso il vizio; che dopo 40 anni anche i settori più

brutali dell’oligarchia colombiana si fossero umanizzati o che – almeno- i media avessero

imparato a rispettare la dignità umana. Ma evidentemente non era così. A 48 anni dallo

squallido teatrino che i generali boliviani misero su nel lavatoio di Valle Grande, a

anni dalle esibizioni dei cadaveri dei guerriglieri uccisi in Nicaragua, Salvador,

Palestina e in tutte le terre dove si lottava per la giustiza sociale l’imperialismo non

smentisce la sua natura inumana. Del resto dovevamo aspettarcelo; dopo l’esibizione dei

cadaveri dei comandanti talebani ( assassini per carità) al zarqawi e al zawahiri sulle

barelle ad opera dei trionfanti militari yankee dovevamo aspettarci anche questo. Il

cadavere del comandante Raul Reyes instancabile guerrigliero e ideologo delle FARC

esibito così come una fiera abbattuta senza che i nemici abbiano avuto la decenza di

pulirne il cadavere dal sangue o di vestirlo della sua uniforme , forse l’unica che vale

la pena vestire in Colombia. Raul Reyes era un guerrigliero di 60 anni, ma nemmeno la sua

reverenda età ha impedito di compiere lo scempio finale sul cadavere, l’ultima violazione

della diginità umana: i flash delle macchine di regime. Perchè per quanto ne dica la

sinistra italiana in Colombia vi è un regime oligarchico. E contro i regimi, per chi non

lo sapesse si combatte. Forse che i fuoriusciti democratici di Trasibulo ad atene erano

terroristi. Eppure a ben vedere gli oligarchi in colombia sono più di trenta. Ma oltre

ad essi c’è altro, ci sono gli USA, ci sono le multinazionali e certe cose non si possono

dire. E così uno degli ultimi leggendari guerriglieri se ne va; senza che sia spesa una

parola di cordoglio, di indignazione. Nulla. Le FARC sono terroristi! questo il grido

unanime dei benpensanti. Nessuno pensa che in fondo Raul Reyes lottava per gli stesso

motivi per cui lottava il Che. Ma loro se lo dimenticano, per loro il Che sta sulle

magliette e sulle bandiere non nella giungla. Per loro il Che è una specie di madreteresa

di calcutta estraniato dalla sua vera realtà. Per fortuna poi qualcuno si informa meglio,

qualcuno arriva a capire. Concludo questo mio panegirico, questa mia elegia funebre

dedicato non solo a Raul Sendic ma a tutti gli eroi ignorati che in colombia cadono sul

campo compreso l’assistente di raul Sendic e i guerriglieri caduti con lui tra i quali

due guerrigliere abbandonate, ferite, nella giungla dalle forze colombiane. Eroi ignorati

per i quali nessun intellettuale ben pensante scriverà mai una riga di commemorazione

umana. Una riga che scrivo io e includo nel mio modesto cordoglio.

2 03 2008
diariocolombia

innantitutto vi ringrazio tutti,
vedere che persone così diverse trovano su questo sito uno spazio per confrontarsi (attraverso linguaggi e posizioni spesso incongruenti), è un’occasione ahimè rara; in qualche misura inaspettata.

Un parere sulla questione,
io capisco quanto afferma Doppiafila, è indubbio che Chavez sia un politico abile e navigato, che non cederebbe ad alcuno la leadership del concerto latinamericano che guida il tentativo di mediazione. L’altra faccia della medaglia di questo stesso atteggiamento però lo chiamo “coraggio”. Se c’è un livello indefinito della politica oltre il quale non si fa niente per niente, in quel margine si colloca una mediazione che non potrebbe essere condotta che da lui; pur tralasciando il discorso Uribe/Usa (che meriterebbe una parentesi a parte), è indubbio che per politici alla Sarkozy o alla Zapatero, non sarebbe così semplice giocare un ruolo di primissimo piano, così non lo sarebbe per la Croce Rossa stessa o per altre organizzazioni attualmente impegnate in posizione defilata.
Le Farc stesse non sarebbero pronte a riconoscere un interlocutore più imbarazzante di Chavez, mi viene in mente Lula per citare un ipotetico sostituto.

Concludo riprendendo la tesi dell’articolo: con l’operazione che ha portato all’uccisione di Reyes e alla macabra gestione mediatica dell’evento, Uribe ha segnato un punto a suo favore nel recupero di un consenso in caduta libera, ma cedo abbia toppato in autorevolezza e capacità diplomatica agli occhi di tutti gli altri interlocutori (esclusi Stati Uniti e i suoi elettori quindi)…

La conseguenza diretta di questa pericolosa strategia è che la palla passa alle Farc proprio nel momento in cui nessuno si azzarda ipotizzare quale sarà la loro prossima mossa.

A breve pubblicheremo un secondo contributo su Reyes,
a presto

3 03 2008
Anonimo

Il clan di Uribe esibisce lo scalpo del guerriero rosso e -nella foga trionfalista della prima ora- grida al mondo che l’hanno scotennato in territorio dell’Ecuador.Cioè al di là della frontiera colombiana.
Poi hanno rettificato il tiro: sono stati abbattuti oltrefrontiera, ma avrebbero sparato dal territorio colombiano.

Per ultimo, la versione definitiva: è “legittima difesa” contro il terrorismo, altro che aggressione ad un Paese straniero!
La sostanza è che i Paesi confinanti con la Colombia devono pagare un prezzo per i problemi specifici ella Colombia.

L’arroganza dell’oligarchia e del Pentagono pretende che l’Ecuador, il Brasile, Panama e il Venezuela devono “colombianizzarsi”, cioè militarizzarsi o sacrificare la legalità, i diritti e la sovranità.
Loro fabbricano ed esportano cocaina, ma danno pagelle agli altri se si comportano “bene” nella lotta antidroga!!

L’oligarchia fonda il suo dominio sulla guerra civile, gli altri debbono pagarne le conseguenze: accogliendo 2 milioni di profughi, militarizzando le frontiere ecc.
Adesso, non basta, devono fare di più: accettare senza fiatare che l’aviazione e l’esercito colombiano intervenga per “legittima difesa” nei Paesi vicini!

3 03 2008
tommy

Uribe sta solamente continuando la sua strategia del terrore chiamata “seguridad democratica ” per affermare il consenso.
Qui in colombia gia ci sono i “gazebo” che stanno raccogliendo le firme per una sua rielezione, ormai e’ chiara la sua tattica.

3 03 2008
Annalisa Melandri

Siamo sicuri che quello che il popolo colombiano vuole è la soluzione militare portata avanti fino in fondo? Io ho qualche dubbio.

5 03 2008
Doppiafila

Uribe ha “rimosso” Chávez dal suo ruolo di mediatore col pretesto della chiamata a Naranjo – grave errore di Uribe. Chávez ha poi risposto con il suo discroso di fronte al parlamento venezuelano in cui dichiarava il proprio appoggio alla causa delle FARC – gravissimo, imperdonabile errore del Chávez mediatore (grande successo invece del Chavez politico-interno). In questo senso dico che Chávez ha “escluso Uribe dalla mediazione”: egli ha infatto attivato un dialogo (dia-logo, da due) con le FARC, senza partecipazione di Uribe. In altre parole: ha rinunciato a mediare e si é dedicato a fare politica (interna ed esterna) attraverso le FARC. Questo é inaccettabile! Saluti, Doppiafila

5 03 2008
Doppiafila

Ciao Annalisa, é difficile rispondere alla tua domanda: certamente non tutto il popolo colombiano vuole la “mano dura”; quasi tutto non vuole che le FARC definiscano il futuro del Paese – forse perché male informati, forse perché gli hanno fatto il lavaggio del cervello, ma a me pare che un buon 90% dei colombiani (o forse 90, va bene) vedrebbe di buon occhio la totale sparizione delle FARC dal panorama militare e politico del Paese…
Saluti, Doppiafila

13 03 2008
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22 04 2008
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18 05 2008
jose

pax paz peace pace para todos

5 07 2008
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[…] del personaggio Betancourt-superstar e ci propone, a questo proposito, le notevoli posizioni di Piedad Cordoba e Clara Rojas, circa le sue affrettate dichiarazioni. In coda all’articolo […]

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