Tardopomeridiana.

3 08 2007

Due giorni di lavoro non stop, ieri a Potosì, oggi al computer nell’Oficina di Ipo.

Il pomeriggio vola tra ricerche, aggiornamenti del blog, video da montare e “taller” telematici…cinque persone e cento modi di esprimere una voglia matta di faticare, di imparare e comunicare ogni passo a tutti quanti.

Infilando i tasselli uno in fila all’altro ci si stanca pure, alle cinque e mezza la schiena ne ha davvero abbastanza di star seduto, gli occhi arrossati e una piacevole sensazione di spossatezza aleggia tra noi. Gli altri ragazzi sono fuori a fare spese per la città, mi sa che esco a fare un giro anch’io.

Seguendo il percorso tracciato dai mattoni che pavimentano la calle decima mi metto in cerca di quel parco così ben visibile dalla cima del Monserrat. A passo svelto attraverso piazza Bolivar, dove qualche centinaio di persone si accalcano ancora alla tenda del professor Moncayo, e dove la presenza di Caracol television e dei flash della stampa allontana l’atmosfera dalle mie sensazioni.

Cammino in direzione est, sempre in discesa, fino ad imbattermi in un simpatico mercato del legno in una piccola traversa sulla destra. Mi addentro nel crocicchio di vie e spengo un attimo il lettore mp3 per poter ascoltare, o forse per annusare meglio quell’odore di cento legni che alle mie narici avariate milanesi ricorda stupidamente le gite familiari all’Ikea da piccolo, prima di ogni altra cosa.

Cercavo una scodella di quella terracotta particolare che si usa, quasi nera e buona per cucinarci dentro ma non trovo quella che fa per me…dopo cinque minuti arrivo al parco, preceduto da una zona militare ricoperta da immensi pannelli che recitano: “in questa città ogni giorno nascono 110 bambini…” o “965mila ragazzi studiano ogni anno nei collegi del distretto…”

Il parque publico Tercero Milenio delude le mie aspettative con i suoi vialoni cementati e il verde curato a girdino inglese, tanto da assomigliare più ad una grande aiuola che a un parco da…vivere.

C’è un gruppo di uomini donne e bambini d’ogni età che suona e si prepara per uno strano gioco con canne di bambù, mi avvicino e mi presento mettendo subito alla prova il mio terrificante spagnolo, conosco Jorge, peruviano e completamente ubriaco. Mi spiega che non si tratta di un gioco ma di una danza, e tante altre cose…appena lo saluto e mi faccio in disparte la danza comincia.

E il sole cala su Bogotà, colorando il cielo di un color carta da zucchero, contaminato dalle luci della strada, dallo smog della “settima”, dal profilo delle montagne ad ovest. Strada di casa.


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One response

3 08 2007
Doppiafila

Eh sí, il parco Tercer Milenio é un po’ una delusione… Non si dovrebbe neppure chiamare parco, ma piazzale! Temo che ben poche specie potrebbero resistere all’inquinamento della zona: meglio il freddo (e morto) cemento… Sai che l’i c’era il “cartucho”, il quartiere piú malfamato di Bogotá, dove andavabo a finire i tossicodioendenti irrecuperabili, gli evasi, i minacciati di morte? E che quando Uribe fu eletto la prima volta qualche missile che le FARC avevano lanciato contro Palazzo di Nariño cadde sul cartucho, uccidendo una ventina di persone? Ce n’é di storia, sotto quel cemento…
SAluti, Doppiafila

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